Ceronetti

Le oche

racconto di Guido Ceronetti in Nuovi deliri disarmati, Einaudi Torino 2001

Il giorno 24 agosto 1927 una compagnia di soldati appiedati con alcuni cannoni e cavalli con provviste era in marcia da una località della Polonia ad un’altra non meno anonima. La strada era larga e per un tratto uno stuolo di belle oche si mise a camminare insieme ai soldati, che procedevano con un passo non da oche ma adatto a non farsene sorpassare.
– La strada è lunga e noiosa, – disse il Capitano, – si potrebbe chiacchierare un po’ con queste oche. Sembrano tutt’altro che stupide!
I sottufficiali approvarono e anche la truppa si mostrò interessata.
– Qualcuno conosce il linguaggio delle oche?
– Io, un po’, signor Capitano…
Tutti guardarono con ammirazione il soldatino smilzo, piuttosto sfinito dalla marcia, che conosceva il linguaggio delle oche.
Esci dalla fila e parla con le oche! – ordinò il Capitano.
Il  soldatino tirò fuori, brillantemente, il suo anserese (cosi’ lo chiamano i dotti), molto lontano dal polacco e pochissimo affine all’ungherese e al turco, e parlò cosi alle oche:
– Trupize, gua-guò nei truchi visbara: meda liliméda? – Dalle oche partì un tremendo strepito. Sono animali sensibilissimi, un uomo che parla anserese le sconcerta all’estremo, evidentemente.
– Trupize, trupize, maocanti beodìa… –  Il povero soldatino cercava inutilmente di calmarle, si capiva che usava parole dolcissime. Io ne so poco, ma credo che trupize sia qualcosa come venerabili, onorevoli, gentilissime, carine, luminose nella polisemia di un linguaggio dal lessico limitato.
La compagnia, divertita e un poco spaventata, ripeteva in coro, ma piuttosto cacofonicamente, trupize trupize…
Il Capitano si spazientì – Trupize un corno! Noi ci abbassiamo a cercare un dialogo con questi esseri starnazzanti, gli parliamo addirittura in anserese, e loro invece di rispondere gentilmente si arrabbiano! Soldato Stefanoski, digli che sono delle troie!
Alcune oche erano salite sui cannoni e strepitavano da innervosire anche un monumento alla Santa Trinità.
Il soldato Stefanoski non osò dire alle oche la parolaccia richiesta dal Capitano. Disse: –  Na puldala doe…  («Non fate così, per favore»). Ma un’oca più intelligente delle altre aveva perfettamente intuito che il Capitano le voleva insultare. Alzò le ali furente e con una beccata portò via un occhio al Capitano.
– Sterminatele! – urlò il Capitano, con l’orbita che pisciava sangue come una cascata, l’occhio nella polvere.
Le oche si avventarono sui soldati prima che potessero tirar fuori le sciabole e dispersero la compagnia.
Il soldato Stefanoski però non lo aggredirono, perché le aveva chiamate trupize.

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