San Francesco d’Assisi

Il lupo di Gubbio

Al tempo che santo Francesco dimorava nella città di Agobbio, nel contado d’Agobbio apparì un lupo grandissimo, terribile e feroce, il quale non solamente divorava gli animali, ma eziandio gli uomini; in tanto che tutti i cittadini stavano in gran paura, però che spesse volte s’appressava alla città; e tutti andavano armati quando uscivano della città, come s’eglino andassono a combattere, e con tutto ciò non si poteano difendere da lui, chi in lui si scontrava solo. E per paura di questo lupo e’vennono a tanto, che nessuno era ardito d’uscire fuori della terra. Per la qual cosa avendo compassione santo Francesco agli uomini della terra, sì volle uscire fuori a questo lupo, bene che li cittadini al tutto non gliel consigliavano; e facendosi il segno della santissima croce, uscì fuori della terra egli co’suoi compagni, tutta la sua confidanza ponendo in Dio. E dubitando gli altri di andare più oltre, santo Francesco prese il cammino inverso il luogo dove era il lupo.
Ed ecco che, vedendo molti cittadini li quali erano venuti a vedere cotesto miracolo, il detto lupo si fa incontro a santo Francesco, con la bocca aperta; ed appressandosi a lui santo Francesco gli fa il segno della santissima croce, e chiamollo a sé e disse così: “Vieni qui, frate lupo, io ti comando dalla parte di Cristo che tu non facci male né a me né a persona”. Mirabile cosa a dire!

Immantanente che santo Francesco ebbe fatta la croce, il lupo terribile chiuse la bocca e ristette di correre; e fatto il comandamento, venne mansuetamente come agnello, e gittossi alli piedi di santo Francesco a giacere. E santo Francesco gli parlò così: “Frate lupo, tu fai molti danni in queste parti, e hai fatti grandi malifici, guastando e uccidendo le creature di Dio sanza sua licenza, e non solamente hai uccise e divorate le bestie, ma hai avuto ardire d’uccidere uomini fatti alla immagine di Dio; per la qual cosa tu se’degno delle forche come ladro e omicida pessimo; e ogni gente grida e mormora di te, e tutta questa terra t’è nemica. Ma io voglio, frate lupo, far la pace fra te e costoro, sicché tu non gli offenda più, ed eglino ti perdonino ogni passata offesa, e né li uomini né li cani ti perseguitino più”. E dette queste parole, il lupo con atti di corpo e di coda e di orecchi e con inchinare il capo mostrava d’accettare ciò che santo Francesco dicea e di volerlo osservare.
Allora santo Francesco disse: “Frate lupo, poiché ti piace di fare e di tenere questa pace, io ti prometto ch’io ti farò dare le spese continuamente, mentre tu viverai, dagli uomini di questa terra, sicché tu non patirai più fame; imperò che io so bene che per la fame tu hai fatto ogni male. Ma poich’io t’accatto questa grazia, io voglio, frate lupo, che tu mi imprometta che tu non nocerai mai a nessuna persona umana né ad animale: promettimi tu questo?”. E il lupo, con inchinare di capo, fece evidente segnale che ‘l prometteva. E santo Francesco sì dice: “Frate lupo, io voglio che tu mi facci fede di questa promessa, acciò ch’io me ne possa bene fidare”. E distendendo la mano santo Francesco per ricevere la sua fede, il lupo levò su il piè ritto dinanzi, e dimesticamente lo puose sopra la mano di santo Francesco, dandogli quello segnale ch’egli potea di fede. E allora disse santo Francesco: “Frate lupo, io ti comando nel nome di Gesù Cristo, che tu venga ora meco sanza dubitare di nulla, e andiamo a fermare questa pace al nome di Dio”. E il lupo ubbidiente se ne va con lui a modo d’uno agnello mansueto; di che li cittadini, vedendo questo, fortemente si maravigliavano. E subitamente questa novità si seppe per tutta la città; di che ogni gente, maschi e femmine, grandi e piccioli, giovani e vecchi, traggono alla piazza a vedere il lupo con santo Francesco.

Ed essendo ivi bene raunato tutto ‘l popolo, levasi su santo Francesco e predica loro, dicendo, tra l’altre cose, come per li peccati Iddio permette cotali cose e pestilenze, e troppo è più pericolosa la fiamma dello inferno, la quale ci ha a durare eternalemente alli dannati, che non è la rabbia dello lupo il quale non può uccidere se non il corpo: “quanto è dunque da temere la bocca dello inferno, quando tanta moltitudine tiene in paura e in tremore la bocca d’un piccolo animale. Tornate dunque, carissimi, a Dio e fate degna penitenza de’vostri peccati, e Iddio vi libererà del lupo nel presente e nel futuro dal fuoco infernale”. E fatta la predica, disse santo Francesco: “Udite, fratelli miei: frate lupo che è qui dinanzi da voi, sì m’ha promesso, e fattomene fede, di far pace con voi e di non offendervi mai in cosa nessuna, e voi gli promettete di dargli ogni dì le cose necessarie; ed io v’entro mallevadore per lui che ‘l patto della pace egli osserverà fermamente”. Allora tutto il popolo a una voce promise di nutricarlo continovamente. E santo Francesco, dinanzi a tutti, disse al lupo: “E tu, frate lupo, prometti d’osservare a costoro il patto della pace, che tu non offenda né gli uomini, né gli animali, né nessuna creatura?”. E il lupo inginocchiasi e inchina il capo e con atti mansueti di corpo e di coda e d’orecchi dimostrava, quanto è possibile, di volere servare loro ogni patto. Dice santo Francesco: “Frate lupo, io voglio che come tu mi desti fede di questa promessa fuori della porta, così dinanzi a tutto il popolo mi dia fede della tua promessa, che tu non mi ingannerai della mia promessa e malleveria ch’io ho fatta per te”. Allora il lupo levando il piè ritto, sì ‘l puose in mano di santo Francesco. Onde tra questo atto e gli altri detti di sopra fu tanta allegrezza e ammirazione in tutto il popolo, sì per la divozione del Santo e sì per la novità del miracolo e sì per la pace del lupo, che tutti incominciarono a gridare al cielo, laudando e benedicendo Iddio, il quale sì avea loro mandato santo Francesco, che per li suoi meriti gli avea liberati dalla bocca della crudele bestia. E poi il detto lupo vivette due anni in Agobbio, ed entravasi dimesticamente per le case a uscio a uscio, sanza fare male a persona e sanza esserne fatto a lui, e fu nutricato cortesemente dalla gente, e andandosi così per la terra e per le case, giammai nessuno cane gli abbaiava drieto. Finalmente dopo due anni frate lupo sì si morì di vecchiaia, di che li cittadini molto si dolsono, imperò che veggendolo andare così mansueto per la città, si raccordavano meglio della virtù e santità di santo Francesco. A laude di Gesù Cristo e del poverello Francesco. Amen.”

Fioretti, capitolo XXI

San Francesco parla con gli uccelli

Come san Francesco ricevette il consiglio di santa Chiara e del santo
frate Silvestro, che dovesse predicando convertire molta gente; e fece
il terzo Ordine, e predicò alli uccelli, e fece stare quete le rondine.

L’umile servo di Cristo san Francesco, poco tempo dopo la sua conversione, avendo già raunati molti compagni e ricevuti all’ordine, entrò in grande pensiero e in grande dubitazione di quello che dovesse fare; ovvero d’intendere solamente ad orare, ovvero alcuna volta a predicare: e sopra ciò desiderava molto di sapere la volontà di Dio. E perocchè la santa umiltà ch’era in lui non lo lasciava presumere di sè nè di sue orazioni, pensò di cercarne la divina volontà coll’orazioni altrui: ond’egli chiamò frate Masseo e disseli così: Va’ a suora Chiara e dille da mia parte ch’ella con alcune delle più spirituali compagne divotamente preghino Iddio che li piaccia di dimostrarmi qual sia il meglio; o ch’io intenda a predicare o solamente all’orazione. E poi va’ a frate Silvestro e digli il simigliante. Costui era stato nel secolo ed era quel frate Silvestro il quale avea veduto una croce d’oro procedere dalla bocca di san Francesco, la quale era lunga insino al cielo e larga insino alle stremità del mondo: ed era questo frate Silvestro di tanta divozione e di tanta santità che di ciò che chiedea a Dio impetrava ed era esaudito, e spesse volte parlava con Dio; e però san Francesco avea in lui grande divozione. Andonne frate Masseo, e secondo il comandamento di san Francesco fece l’ambasciata prima a santa Chiara e poi a frate Silvestro. Il quale, ricevuta che l’ebbe, immantinente si gittò in orazione, e orando ebbe la divina risposta, e tornò a frate Masseo, e disse così: Questo dice Iddio che tu dichi a frate Francesco; che iddio non lo ha chiamato in questo stato solamente per sè, ma acciocchè faccia frutto delle anime, e molti per lui sieno salvati. Avuto questa risposta, frate Masseo tornò a santa Chiara a sapere quello ch’ella avea impetrato da Dio; ed ella rispose che ella e l’altre compagne aveano avuta da Dio quella medesima risposta la quale avea avuta frate Silvestro. Con questa ritornò frate Masseo a san Francesco; e san Francesco il ricevè con grandissima caritade, lavandoli li piedi e apparecchiandoli il desinare, e dopo mangiare, san Francesco chiamò frate Masseo nella selva; e quivi dinanzi a lui si inginocchiò e trassesi il cappuccio, facendo croce delle braccia, e domandollo: Che comanda ch’io faccia il mio Signore Gesù Cristo? Risponde frate Masseo: Sì a frate Silvestro, e sì a suora Chiara colla sirocchia, che Cristo avea risposto e rivelato: che la sua volontà si è, che tu vadi per lo mondo a predicare, perocchè egli non t’ha eletto pur per te solo, ma eziandio per la salute degli altri. E allora san Francesco, udito ch’egli ebbe questa risposta e conosciuta per essa la volontà di Gesù Cristo, si levò su con grandissimo fervore e disse: Andiamo al nome di Dio; e prende per compagno frate Masseo e frate Agnolo, uomini santi. E andando con empito di spirito, senza considerare via o semita, giunsono a uno castello che si chiama Savurniano, e san Francesco si puose a predicare, e comandò prima alle rondine, che cantavano, che tenessono silenzio insino a tanto ch’egli avesse predicato; e le rondine l’ubbidirono ed ivi predicò in tanto fervore che tutti gli uomini e le donne di quel castello, per divozione, gli voleano andare dietro e abbandonare il castello: ma san Francesco non lasciò dicendo loro: Non abbiate fretta e non vi partite; e io ordinerò quello, che voi dobbiate fare per salute dell’anime vostre: e allora pensò di fare il terzo Ordine, per universale salute di tutti. E così lasciandoli molto consolati e bene disposti a penitenza, si partì di quindi, e venne tra Cannaio e Bevagno. E passando oltre con quello fervore, levò gli occhi, e vide alquanti arbori allato alla via in su’ quali era quasi infinita moltitudine d’uccelli; di che san Francesco si maravigliò e disse a’ compagni: Voi m’aspettarete qui nella via, e io andrò a predicare alle mie sirocchie uccelli. E entrò nel campo, e cominciò a predicare agli uccelli, ch’erano in terra; e subitamente quelli ch’erano in su gli arbori, se ne vennero a lui, e insieme tutti quanti istettono fermi, mentre che san Francesco compiè di predicare; e poi anche non si partivano, insino a tanto ch’ egli diè loro la benedizione sua. E secondo che recitò poi frate Masseo e frate Iacopo da Massa, andando san Francesco fra loro toccandoli colla cappa, nessuno perciò si movea. La sustanza della predica di san Francesco fu questa: Sirocchie mie uccelli, voi siete molto tenute a Dio vostro Creatore, e sempre ed in ogni luogo il dovete laudare, imperocchè v’ha dato libertà di volare in ogni luogo, anche v’ha dato il vestimento duplicato e triplicato, appresso perchè riserbò il seme di voi in nell’arca di Noè, acciocchè la spezie vostra non venisse meno; ancora gli siete tenuti per lo elemento dell’aria che egli ha diputato a voi; oltre a questo, voi non seminate e non mietete; e Iddio vi pasce, e davvi li fiumi e le fonti per vostro bere; davvi gli monti e le valli per vostro rifugio e gli albori alti per fare li vostri nidi; e conciossiacosachè voi non sappiate filare, nè cucire, Iddio vi veste, voi e’ vostri figliuoli; onde molto vi ama il vostro Creatore, poich’egli vi dà tanti beneficii; e però guardatevi, sirocchie mie, del peccato della ingratitudine, e sempre vi studiate di lodare Iddio. Dicendo loro san Francesco queste parole, tutti quanti quelli uccelli cominciarono ad aprire i becchi, e distendere i colli, e aprire l’ali, e reverentemente inchinare i capi infino a terra, e con atti e con canti dimostrare che ’l Padre santo dava loro grandissimo diletto: e san Francesco con loro insieme si rallegrava e dilettava, e maravigliavasi molto di tanta moltitudine d’uccelli e della loro bellissima varietà e della loro attenzione e famigliarità per la qual cosa egli in loro divotamente lodava il Creatore. Finalmente compiuta la predicazione, san Francesco fece loro il segno della croce; e diè loro licenza di partirsi, e allora tutti quelli uccelli si levarono in aria con maravigliosi canti; e poi, secondo la croce ch’avea fatto loro san Francesco, si divisono ’n quattro parti; e l’una parte volò inverso l’Oriente, e l’altra inverso l’Occidente, e l’altra inverso lo Meriggio, la quarta inverso l’Aquilone, e ciascuna schiera n’andava cantando maravigliosi canti; in questo significando che come da san Francesco gonfaloniere della Croce di Cristo era stato a loro predicato, e sopra loro fatto il segno della croce, secondo il quale egli si divisono in quattro parti del mondo: così la predicazione della croce di Cristo rinnovata per san Francesco si dovea per lui e per i frati portare per tutto il mondo; li quali frati, a modo che gli uccelli, non possedendo nessuna cosa propria in questo mondo, alla sola provvidenza di Dio commettono la lor vita.

Fioretti, capitolo XVI

Come san Francesco dimesticò le tortole salvatiche.

Uno giovane avea preso un dì molte tortole: e portandole a vendere, iscontrandosi in lui san Francesco, il quale sempre avea singolare pietà agli animali mansueti, riguardando quelle tortole con l’occhio pietoso, disse al giovane: O buon giovane io ti prego, che tu me le dia, e che uccelli così mansueti, a’ quali nella Scrittura sono assomigliate le anime caste e umili e fedeli, non vengano alle mani de’ crudeli che gli uccidano. Di subito colui, ispirato da Dio, tutte le diede a san Francesco; ed egli ricevendole in grembo, cominciò a parlare loro dolcemente: sirocchie mie, tortole semplici innocenti e caste, perchè vi lasciate voi pigliare? ora io vi voglio scampare da morte e farvi i nidi, acciocchè voi facciate frutto e moltiplichiate, secondo i comandamenti del nostro Creatore. E va san Francesco, e a tutte fece nido: ed elleno usandosi, cominciarono a fare uova, e figliare dinanzi alli frati: e così dimesticamente si stavano, ed usavano con san Francesco e con gli altri frati come se elle fussero state galline sempre nutricale da loro, e mai non si partirono, insino che san Francesco colla sua benedizione diede loro licenza di partirsi. E al giovane che gliele avea date disse san Francesco: Figliuolo, tu sarai ancora frate in questo Ordine, e servirai preziosamente a Gesù Cristo. E così fu; imperocchè il detto giovane si fece frate, e vivette nell’Ordine con gran santità.

Fioretti, capitolo XXII

Predica ai pesci di Sant’Antonio da Padova

Del quale è grazioso un aneddoto che non ricordo bene.
Quand’era bambino chiamava i passerotti a mangiare il frumento
nel campo di grano che suo padre aveva riempito di spaventapasseri.</font)

Del miracolo che Iddio fece quando sant’Antonio,
essendo a Rimini, predicò a’ pesci del mare.

Volendo Cristo benedetto dimostrare la grande santità del suo fedelissimo servo sant’Antonio, come divotamente era da udire la sua predicazione e la sua dottrina santa per gli animali non ragionevoli, una volta fra l’altre, cioè per gli pesci, riprese la sciocchezza degli infedeli eretici, a modo come anticamente nel vecchio Testamento, per la bocca dell’asina, aveva ripresa la ignoranza di Balaam. Onde essendo una volta sant’Antonio a Rimini ove era grande moltitudine di eretici volendoli ridurre al lume della vera fede e alla via della virtude per molti dì predicò loro e disputò della fede di Cristo e della santa Scrittura ma eglino, non solamente non acconsentendo alli suoi santi parlari, ma eziandio, come indurati e ostinati, non volendolo udire, sant’Antonio uno dì per divina ispirazione se ne andò alla riva del fiume, allato al mare; e standosi così alla riva tra ’l mare e ’l fiume, cominciò a dire a modo di predica dalla parte di Dio alli pesci: Udite la parola di Dio, voi pesci del mare e del fiume, dappoichè gli infedeli eretici la schifano d’udire. E detto ch’egli ebbe così, subitamente venne alla riva a lui una moltitudine di pesci, grandi, piccoli e mezzani, che mai in quel mare nè in quel fiume non ne fu veduta sì grande moltitudine; e tutti teneano i capi fuori dell’acqua e tutti stavano attenti verso la faccia di sant’Antonio e tutti in grandissima pace e mansuetudine e ordine: imperocchè dinanzi e più presso alla riva istavano i pesciolini minori, e dopo loro istavano i pesci mezzani, poi di dietro, dov’era l’acqua più profonda, istavano i pesci maggiori. Essendo dunque in cotale ordine e disposizione allogati i pesci, sant’Antonio cominciò a predicare solennemente, e dice così: Fratelli miei pesci, molto siete tenuti, secondo la vostra possibilitade, di ringraziare il nostro Creatore, che v’ha dato così mobile elemento per vostra abitazione; sicchè, come vi piace, avete l’acque dolci e salse; e havvi dati molti rifugi, a schifare le tempeste: havvi ancora dato elemento chiaro e trasparente, e cibo per lo quale voi possiate vivere. Iddio vostro creatore cortese e benigno, quando vi creò, sì vi diede comandamento di crescere e multiplicare, e diedevi la sua benedizione: poi quando fu il diluvio, generalmente tutti quanti gli altri animali morendo, voi soli riserbò Iddio senza danno. Appresso v’ha date l’ali per potere discorrere dovunque vi piace. A voi fu conceduto per comandamento di Dio, di riserbare Giona profeta, e dopo il terzo dì gittarlo a terra sano e salvo. Voi offeresti lo censo al nostro Signore Gesù Cristo, il quale egli come poverello non avea di che pagare. Voi fosti cibo dello eterno Re Gesù Cristo, innanzi alla Resurrezione e dopo, per singulare misterio; per li quali tutte cose molto siete tenuti di lodare e di benedire Iddio, che v’ha dati tanti e tali beneficii più che all’altre creature. A queste e simiglianti parole e ammaestramenti di sant’Antonio, cominciarono li pesci ad aprire la bocca, e inchinaronli i capi, e con questi e altri segnali di riverenza, secondo li modi a loro possibili, laudarono Iddio. Allora sant’Antonio, vedendo tanta reverenza de’ pesci inverso di Dio loro creatore, rallegrandosi in ispirito, in alta voce disse: Benedetto sia Iddio eterno, perocchè più l’onorano i pesci acquatici che non fanno gli uomini eretici; e meglio odono la sua parola gli animali non ragionevoli, che li uomini infedeli. E quanto sant’Antonio più predicava, tanto la moltitudine de’ pesci più crescea, e nessuno si partia del luogo ch’avea preso. A questo miracolo cominciò a correre il popolo della città, fra li quali vi trassero eziandio gli eretici sopradetti: i quali vedendo lo miracolo così maraviglioso e manifesto, compunti nei cuori loro, tutti si gettavano a’ piedi di sant’Antonio per udire la sua parola. Allora sant’Antonio cominciò a predicare della fede cattolica; e sì nobilmente ne predicò che tutti quelli eretici convertì, e tornarono alla vera fede di Cristo: e tutti li fedeli ne rimasero con grandissima allegrezza confortati e fortificati, nella fede. E fatto questo, sant’Antonio licenziò li pesci colla benedizione di Dio; e tutti si partirono con maravigliosi atti d’allegrezza, e similmente il popolo. E poi sant’Antonio stelle in Arimini per molti dì, predicando e facendo molto frutto spirituale d’anime.

Fioretti, capitolo XL

Il seguente è un attacco alla conoscenza umana.
Il resto può apparire masochistico a una società godereccia come la nostra.
Ma inquadriamo un po’ i tempi: all’epoca il clero aveva poco da invidiare
a un odierno riccone quanto a ricchezze, sfizi, libidine e corruzione</font)

Come andando per cammino san Francesco e frate Leone
gli spose quelle cose che sono perfetta letizia.

Venendo una volta san Francesco da Perugia a Santa Maria degli agnoli con frate Leone a tempo di verno, e il freddo grandissimo fortemente il crucciava, chiamò frate Leone, il quale andava innanzi, e disse così: Frate Leone, avvegnadiochè li frati minori in ogni terra dieno grande esemplo di santitade e di buona edificazione, nientedimeno iscrivi e nota diligentemente che non è quivi perfetta letizia, e andando san Francesco più oltre, il chiamò la seconda volta: frate Leone, benchè ’l frate minore allumini i ciechi, e distenda gli attratti, iscacci le demonia, renda l’udire alli sordi e l’andare alli zoppi, il parlare alli mutoli, e ch’è, maggiore cosa, risusciti li morti di quattro dì, scrivi che in ciò non è perfetta letizia. E andando un poco, gridò forte: O frate Leone, se ’l frate minore sapesse tutte le lingue e tutte le scienze e tutte le Scritture, sicchè sapesse profetare e rivelare non solamente le cose future, ma eziandio li segreti delle coscienze e degli animi; scrivi che non è in ciò perfetta letizia. Andando un poco più oltre, san Francesco chiamò ancora forte: O frate Leone, pecorella di Dio, benchè il frate minore parli con lingua d’angelo, e sappia i corsi delle stelle e le virtù delle erbe; e fossonli rivelati tutti li tesori della terra, e cognoscesse le virtù degli uccelli, e de’ pesci, e di tutti gli animali, e degli uomini, e degli alberi, e delle pietre, e delle radici, e dell’acque, iscrivi, che non è in ciò perfetta letizia. E andando ancora un pezzo, san Francesco chiamò forte: frate Leone, benchè il frate minore sapesse sì bene predicare che convertisse tutti gl’infedeli alla fede di Cristo; scrivi che non è ivi perfetta letizia. E durando questo modo di parlare bene di due miglia, frate Leone, con grande ammirazione il domandò e disse: Padre, io ti priego dalla parte di Dio che tu mi dica, dove è perfetta letizia. E san Francesco sì gli rispuose: Quando noi saremo a Santa Maria degli angeli, così bagnati per la piova e agghiacciati per lo freddo, e infangati di loto, e afflitti di fame, e picchieremo la porta dello luogo; e ’l portinaio verrà adirato, e dirà: Chi siete voi? e noi diremo: Noi siamo due de’ vostri frati, e colui dirà: Voi non dite vero; anzi siete due ribaldi, che andate ingannando il mondo e rubando le limosine de’ poveri; andate via: e non ci aprirà, e faracci istare di fuori alla neve e all’acqua col freddo e colla fame, insino alla notte, allora se noi tanta ingiuria, e tanta crudeltate, e tanti commiati sosterremo pazientemente senza turbarcene e senza mormorare di lui; e penseremo umilmente e caritativamente che quello portinaio veramente ci cognosca, e che Iddio il fa parlare contra a noi; frate Leone, iscrivi, che qui è perfetta letizia. E se noi perseveriamo picchiando, ed egli uscirà fuori turbato, e come gaglioffi importuni ci caccerà con villanie e con gotate dicendo: Partitevi quinci, ladroncelli vilissimi, andate allo spedale, che qui non mangerete voi, nè albergherete; se noi questo sosterremo pazientemente e con allegrezza e con amore; frate Leone, scrivi che qui è perfetta letizia. E se noi pur costretti dalla fame, e dal freddo, e dalla notte, più picchieremo, e pregheremo per l’amore di Dio con grande pianto che ci apra e mettaci pure dentro; e quelli più scandolezzato dirà: Costoro sono gaglioffi importuni; io gli pagherò bene come sono degni: e uscirà fuori con uno bastone nocchieruto, e piglieracci per lo cappuccio, e gitteracci in terra, e involgeracci nella neve, e batteracci a nodo a nodo con quello bastone: se noi tutte queste cose sosterremo pazientemente e con allegrezza, pensando le pene di Cristo benedetto, le quali dobbiamo sostenere per suo amore; o frate Lione, iscrivi che qui e in questo è perfetta letizia; e però odi la conclusione, frate Leone. Sopra tutte le grazie e i doni dello Spirito Santo, le quali Cristo concede agli amici suoi, si è di vincere sè medesimo, e volentieri per lo amore di Cristo sostenere pene, ingiurie ed obbrobrii e disagi; imperocchè in tutti gli altri doni di Dio noi non ci possiamo gloriare, perocchè non sono nostri, ma di Dio; onde dice l’Apostolo: Che hai tu, che tu non abbi da Dio? e se tu l’hai avuto da lui, perchè te ne glorii come se tu l’avessi da te? Ma nella croce della tribolazione e della afflizione ci possiamo gloriare, perocchè questo è nostro; e perciò dice l’Apostolo: Io non mi voglio gloriare, se non nella croce di nostro Signore Gesù Cristo.

Fioretti, capitolo VIII

Eccetto “Il lupo di Gubbio”, i testi sono un copia e incolla da

  • http://www.classicitaliani.it/francesco/fioretti_Cesari.htm
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