gattolupesco

21 luglio 2013.

Capìto che ai gatti bisogna dare del Lei?

20 luglio 2013.

Nell’uomo il cane vede un padrone, il gatto una preda.

25 ottobre 2003.

Infelici i gatti di città. Non solo li castrano, ma li portano dal veterinario al primo sintomo di nervosismo. Gli uomini hanno deciso che gli animali devono vivere come umani, non come animali.

23 ottobre 2003.

Come mai si sporcano muri e si graffiano impunemente rami e tronchi d’alberi, mentre nessuno, neanche un bambino, si permetterebbe di sporcare o graffiare una macchina? Umana, troppo umana la morale.

22 ottobre 2003

Noi gatti non sappiamo che farcene, le macchine non servono né alle amebe né alle balene. Servono agli uomini, e solo a una parte degli uomini. I dinosauri se la riderebbero.

14 ottobre 2003

Riprendo a scrivere. Molti nuovi amici nel cortiletto retrostante la casa.

Un famiglione di gatti.

16 luglio 2003

Costoro chiedono scusa se ripetono una stessa parola in una stessa frase  o se scappa loro una qualche allitterazione. A me le ripetizioni piace ripeterle, mi piace ripetere parole con lo stesso suono. Del resto, il miao di noi gatti è sempre lo stesso, ma, in contesti e intonazioni diverse, esprime più di cento frasi ben fatte.

13 luglio 2003

Oggi è morto Benny Carter. Eaisy money?

29 giugno 2003

Il teatro è dire che, se vengono altri cadaveri, si è a teatro (Dylan Thomas)

30 maggio 2003

Sono sicuro che, se mi busco un tumore, il giorno dopo continuerò al pianoforte coi mei esercizi Aebersold.

18 marzo 2003 ore 23

E’ iniziata la carneficina. Intanto continua la pubblicità (la pubblicità non è l’anima del commercio, ma il commercio dell’anima), continuano le partite di calcio, il cinema, l’arte tutta, le scommesse, le polpette, gli amburger, chi se ne frega di quei quattro gatti iracheni? Del resto i gatti di tutto il mondo non potranno mai unirsi. Non ci riescono neanche gli operai.

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alicezappa

3 marzo 2003

25 febbraio 2003 nessun umano s’è mai preoccupato della sorte dei gatti sotto i bombardamenti, a totale e a sempiterna vergogna dell’uomo, neanche un trafiletto di giornale sull’argomento

conoscere è nutrisrsi (p.42 Commento: noi gatti lo sappiamo da sempre, ma Giovanni l’evangelista non è riuscito a farlo ricordare agli uomini)

Il sapere, per diventare scienza, deve accumularsi in tutte le fibre dell’organismo  (ecc., p. 42, andate uomini a leggervi il passo, è inutile che stia qui a perder tempo a trascriverlo tutto, noi gatti viviamo proprio tale sapere).

Marsilio Ficino. Pag.43 Non viene, Marsilio Ficino, liquidato in poche o molte chiacchiere su qualsiasi testo di storia della filosofia?

4 genn2003.

Oggi ho fatto un affare. Ho saputo la temperatura in gradi centigradi di quando sono nato. Gratis. Sì, perché gli umani, per una simile notizia devono pagare una società di meteorologia.

2 genn2003giovedì Ieri è morto Giorgio Gaber. Ascoltando musica cattiva, scappiamo, saltiamo, ci arrampichiamo sulle tende. Alla musica di Giorgio Gaber ho fatto bei sogni.
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1 gennaio 2003   Gli umani, a parte matti e animalisti,  non ci fanno gli auguri di buon anno. Del resto gli auguri non ci interessano, ci bastano i nostri convenevoli.   Dov’è che Giordano Bruno dice che l’uomo non è l’essere più saggio e che ci sono animali più saggi di lui? Certo, noi gatti non lo siamo più di lui. Ma se penso agli elefanti, ai delfini, e, tra gli insetti, ai mantodei…  29dic2002  23:47     Quanti “ti amo” equivalgono alle fusa di un gatto? Non lo so, ma io mi fido delle fusa… (intrusione di delirium).                      gattino
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17 dicembre 2002 martedì
Gli esperimenti sul comportamento degli animali da laboratorio si riducono tutti a premere un pedale.
Con noi gatti non ci provano ancora. 
15.12.2002 domenica
Se anche noi gatti volessimo un medico per ogni mille abitanti, non basterebbe un mondo pieno di veterinari.
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           14.12.2002    Gli umani si salutano dopo essersi indagati con gli occhi. Sembra che chi saluta per primo è inferiore a chi risponde al saluto.
                        Noi salutiamo le loro gambe, senza per questo sentirci inferiori.  

13 dicembre 2002

I gatti sono fortunati, non hanno il diritto di voto.

 4 dicembre
            Questa è la più bella parentesi che ho letto ultimamente, è presa dall’ultima e-mail di un mio amico:
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            “(anche se io non mi vergogno affatto se il mio cane Bilbo mi guarda mentre faccio la doccia e ho spesso l’impressione che sia lui a vergognarsi se lo guardo mentre fa i bisogni sul prato!)“.
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            E’ talmente bella, che ve la traduco in inglese, con il traduttore:
            “(Even if i do not be ashamed myself completely if my dog Bilbo looks at me while do the shower and have often the impression that is be ashamed he itself if look at it while does the needs on the meadow!)   
                               
19 nov 2002 martedì
            Se Dio ha creato il gatto perché l’uomo, accarezzandolo, possa
            immaginare di accarezzare una tigre, è certo che Dio ha creato l’uomo perché
            il gatto si possa strusciare alle sue gambe.
            
            17 novembre 2002 domenica
            Gli umani non dicono “ho visto un gatto”, ma “ho visto quello che è un gatto”,
            non dicono “la coda del gatto”, ma “la coda di quello che è un gatto”.
            
            
            16 nov. sabato 2002
            A me i ricchi non piacciono.
            Non mi piacciono le loro case, si scivola sui loro pavimenti, s’impedisce
            di grattarci le unghie alle poltrone, un carcere insomma.
  Neanche i loro giardini mi piacciono, non ci sono topi, né insetti, né lucertole, né nulla. 
            E’ vero, si mangia bene e non si soffre il freddo, ci tengono puliti,
            al minimo starnuto ci portano dal veterinario.
            Ma conoscete la storia del topo di campagna e del topo di città.
            Ne potrei raccontare una analoga sui gatti di città e di campagna.
            Ci castrano, castrano maschi e femmine, non sopportano i  nostri laceranti miagolii d’amore.
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            15 nov 2002
            Secondo gli umani io sarei un gatto italiano (l’Italia di Dante? Di Leopardi?).
            Ma se fossi in Inghilterra sarei un gatto inglese.
            (E anche qui, di quale Inghilterra?).            
            Il guaio è che fra poco, e già succede ad alcuni gatti, chiederanno la carta d’identità pure a noi.
            In pratica, la società degli umani è diventata la società del mondo, del mondo dei gatti, dei cani, delle pulci dei cani e di ogni cosa vivente e non vivente… Se noi gatti avessimo avuto lo stesso privilegio, il mondo miagolerebbe, ma non sarebbe coperto di stupide ragioni.
            
            14 nov 2002
            Meno male, noi non abbiamo tutti ‘sti problemi di fumo. Noi non fumiamo, anzi scappiamo da chi fuma o da stanze e strade affumicate. Se gli umani fumano è perché dopo aver mangiato e bevuto, non sanno che fare.
            Oppure non sanno che fare e accumulano. Se accumulassero per l’inverno, come le formiche, li capirei.
            Forse accumulano per paura dell’avvenire.
            Se sapessero gustare un solo raggio di sole o l’immobilità assoluta o, almeno, sapessero gustare le loro fantasie…
            
            13 novembre 2002 mercoledì
          Perché non provano a lavare i denti ai gatti?   
Non siamo così malleabili come i cani, che, pur con una certa insofferenza, se li fanno lavare.  Mah, temo che gli uomini si lavino i denti da quando mangiano carne. Hanno denti da frugivori.
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            12 novembre 2002 martedì
             Il copyright? Gli umani lo hanno inventato perché ogni loro idea potrebbe essere quella di un altro.  
Con la loro mania della proprietà, considerano anche le proprie idee come le proprie case, la propria moglie, la propria bottega.
Non sono idee schiave?                                                                         
     Mi chiedo di quante cose siamo proprietari noi gatti.
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            11 novembre 2002

           Non capisco come i cani si siano abituati a viaggiare in macchina.
           Si spostano senza muoversi! S’impigriranno come gli umani.
            
 Indirizzi
 http://www.alangattamorta.it Non ha nulla a che vedere con i gatti, ma è un gran maestro in acquerelli. Dopo aver letto il suo libro, ho sognato di stare nel suo studio, ad osservare il fumo del suo sigaro, a strusciarmi alle sue gambe, a giocare coi suoi pennelli. Il suo modo di lavorare mi ispira. Ecco un suo acquerello:
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                                     scarpa
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23.00 10/11/02
Voglio ricordare un mio antenato, il gattolupesco giullare, agli albori della letteratura italiana.
Non ricordo che pochi versi del suo ‘detto’: “Sì come…”, mi pare che iniziasse. Devo guardare nella mia libreria. O consultare qualche sito. 
Intanto eccovi la mia firma.                      
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 firmagatto
            
                 Ah, ecco, su internet si trova di tutto:
Detto del Gatto Lupesco
(anonimo fiorenitino del ‘200)

Sì com’altr’uomini vanno,
chi per prode e chi per danno,
per lo mondo tuttavia,
così m’andava l’altra dia
per un cammino trastullando
e d’un mio amor già pensando
e andava a capo chino.
Allora uscìo fuor del cammino
Ed intrai in uno sentieri
Ed incontrai duo cavalieri
De la corte de lo re Artù,
che mi dissero: «Chi·ssei tu?»
E io rispuosi in salutare:
«Quello ch’io sono, ben mi si pare.
Io sono un gatto lupesco,
che a catuno vo dando un esco,
chi non mi dice veritate.
Però saper voglio ove andate,
e voglio sapere onde sete
e di qual parte venite».
Quelli mi dissero: «Or  intendete,
e vi diremo ciò che volete,
ove gimo e donde siamo;
e vi diremo onde vegnamo.
Cavalieri siamo di Bretagna,
che vegnamo de la montagna
che·ll’omo appella Mongibello.
Assai vi semo stati ad ostello
per apparare ed invenire
la veritade di nostro sire
lo re Artù, ch’avemo perduto
e non sapemo che·ssia venuto.
Or ne torniamo in nostra terra,
ne lo reame d’Inghilterra.
A Dio siate voi, ser gatto,
voi con tutto ‘l vostro fatto».
E io rispuosi allora insuno:
«A Dio vi comando ciascheduno».
Così da me si dipartiro
li cavalieri quando ne giro.
E io andai pur oltre addesso
per lo sentiero ond’iera messo,
e tutto ‘l giorno non finai
infin a la sera, ch’io albergai
con un romito nel gran diserto,
lungi ben trenta miglia certo;
ed al mattino mi ne partìo,
sì acomandai lo romito a Dio.
Ed ançi ch’io mi ne partisse,
lo romito sì mi disse
verso qual parte io andasse:
veritade non li celasse.
E io li dissi: «Ben mi piace;
non te ne sarò fallace
ch’io non ti dica tutto ‘l dritto.
Io me ne vo in terra d’Egitto,
e voi’ cercare Saracinia
e tutta terra pagania,
e Arabici e ‘Braici e Tedeschi
[e …………………-eschi]
e ‘l soldano e ‘l Saladino
e ‘l Veglio e tutto suo dimino
e terra Vinençium e Belleem
e Montuliveto e Gersalem
e l’amiraglio e ‘l Massamuto,
e l’uomo per cui Cristo è atenduto
dall’ora in qua che fue pigliato
e ne la croce inchiavellato
da li Giudei che ‘l gìano frustando,
com’a ladrone battendo e dando.
Allor quell’uomo li puose mente
E sì li disse pietosamente:
“Va’ tosto, che non ti dean sì spesso”;
e Cristo si rivolse adesso,
sì li disse: “Io anderòe,
e tu m’aspetta, ch’io torneròe”;
e poi fue messo in su la croce
a grido di popolo ed a boce.
Allora tremò tutta la terra:
così·cci guardi Dio di guerra».
A questa mi dipartìo andando
E da lo romito acomiatando,
a cui dicea lo mio vïaggio.
Ed uscìo fuor dello rumitaggio
Per un sportello ch’avea la porta,
pensando trovare la via scorta
Ond’io andasse sicuramente.
Allor guardai e puosi mente
e non vidi via neuna.
L’aria era molto scura,
e ‘l tempo nero e tenebroso;
e io com’uomo päuroso
ritornai ver’ lo romito,
da cui m’iera già partito,
e d’una boce l’appellai,
sì li diss’io: «Per Dio, se·ttu sai
lo cammino, or lo m’insegna,
ch’io non soe dond’io mi tegna».
Quelli allora mi guardòe,
co la mano mi mostròe
una croce nel diserto,
lungi ben diece miglia certo,
e disse: «Colà è lo cammino
onde va catuno pelegrino
che vada o vegna d’oltremare».
A questa mi mossi ad andare
Verso la croce bellamente,
e quasi non vedea neente
per lo tempo ch’iera oscuro,
e ‘l diserto aspro e duro.
E a l’andare ch’io facea
Verso la croce tuttavia
Sì vidi bestie ragunate,
che tutte stavaro aparechiate
per pigliare che divorassero.
Ed io ristetti per vedere,
per conoscere e per sapere
che bestie fosser tutte queste
che mi pareano molte alpestre;
sì vi vidi un grande leofante
ed un verre molto grande
ed un orso molto superbio
ed un leone ed un gran cerbio;
e vidivi quattro leopardi
e due dragoni cun rei sguardi;
e sì vi vidi lo tigro e ‘l tasso
e una lonça e un tinasso;
e sì vi vidi una bestia strana,
ch’uomo appella baldivana;
e sì vi vidi la pantera
e la giraffa e la paupera
e ‘l gatto padule e la lea
e la gran bestia baradinera;
ed altre bestie vi vidi assai,
le quali ora non vi dirai,
ché nonn·è tempo né stagione.
Ma·ssì vi dico, per san Simone,
che mi partii per maestria
da le bestie ed anda’ via,
e cercai tutti li paesi
che voi da me avete intesi,
e tornai a lo mi’ ostello.
Però finisco che·ffa bello.

(Da Classici Ricciardi, Poeti del duecento,
poesia didattica dell’Italia Centrale,
a cura di Gianfranco Contini, Einaudi, Torino 1979)

   15.20 10/11/02
Ora il cielo si sta oscurando. Dopo giorni di freddo, ho potuto finalmente farmi un po’ di pulizie al sole. Non capisco gli umani, non li vedo mai pulirsi al sole. Forse si lavano di nascosto.

9 novembre 200Una bella giornata, con tiepido favonio.
Mi adeguo, non carta né penna, ma pagine elettroniche e, come penna, la tastiera.
Mi adeguo pure io, come si sono adeguati gli umani.
Del resto ci siamo già adeguati a camminare sui tetti, ad appostarci dietro i muri, ad arrampicarci sui pali, a dormire sulle poltrone e a mangiare nelle ciotole.

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